Pubblicato il 23 December 2022

Risparmio energetico, nuova occupazione e crescita economica: tutti gli effetti del Super ecobonus

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Mentre volge al termine l’esperienza dell’ecobonus con detrazioni fiscali fino al 110%, il bilancio degli ultimi due anni mette in evidenza come i punti di forza di questa esperienza siano molto più numerosi delle criticità

Secondo le stime del Centro Studi CNI, dal momento dell’istituzione del Super ecobonus 110% (agosto 2020) fino al 30 novembre 2022, la spesa complessiva per interventi di risparmio energetico sugli edifici con Super ecobonus 110% ha raggiunto 58,1 miliardi di euro, attivando detrazioni fiscali pari a 63,9 miliardi di euro. Se nel 2021 la spesa è stata pari a 16,2 miliardi di euro, nel 2022 essa è più che triplicata: da gennaio a novembre è stata pari a quasi 42 miliardi di euro.

In un arco temporale relativamente breve il Super ecobonus ha suscitato un interesse molto ampio presso i proprietari di immobili per le modalità di accesso particolarmente favorevoli e per la totale copertura statale dei costi sostenuti. A tutto questo è corrisposto un livello di indebitamento elevato da parte dello Stato: per il solo Super ecobonus quasi a 64 miliardi di euro, cui occorre aggiungere gli ulteriori crediti di imposta derivanti da Super sismabonus e dal Bonus facciate. Secondo le ultime indicazioni dell’Agenzia delle Entrate i crediti di imposta attualmente in essere per Superbonus e bonus facciate ammonterebbe al ad oltre 99 miliardi di euro.

Il precedente e l’attuale Governo hanno messo in evidenza la probabile insostenibilità di un consistente disavanzo pubblico riconducibile a poche misure di intervento sugli edifici. Se quanto finora speso rappresenti una cifra eccessiva rispetto agli obiettivi raggiunti dovrebbe, tuttavia, essere stabilito utilizzando dei parametri di riferimento, in particolare individuando gli obiettivi di natura pubblica che lo Stato intende perseguire attraverso un certo ammontare di spesa e considerando gli effetti sociali ed economici indotti da tale spesa.

Tanto per cominciare, occorre valutare il risparmio energetico generato. Il Centro Studi CNI stima che con la spesa del Super ecobonus di 58,1 miliardi di euro, nel periodo compreso tra la fine del 2020 e novembre 2022 si sia realizzato, attraverso la coibentazione degli edifici residenziali, un risparmio energetico annuo pari a 1,1 miliardi di metri cubi standard di gas. Parliamo del 41% di risparmio di gas che il Governo intende realizzare nell’attuale stagione invernale.

In secondo luogo, si deve valutare l’impatto economico-produttivo. Il Centro Studi CNI stima che i 58,1 miliardi spesa per Super ecobonus finora totalizzati negli ultimi due anni abbiano: attivato una produzione diretta (nel comparto delle costruzioni, dei Sia e nell’indotto) di almeno 84 miliardi di euro ed una produzione totale di almeno 122 miliardi di euro; coinvolto almeno 900.000 unità di lavoro totali di cui almeno 616.000 unità di lavoro dirette (nel comparto delle costruzioni, nel settore dei servizi tecnici connessi e nell’indotto); generato valore aggiunto nel comparto delle costruzioni e dei Sia per almeno 33 miliardi di euro ed un valore aggiunto totale di 52 miliardi di euro; attivato un gettito fiscale legato a lavori di ristrutturazione profonda degli edifici per almeno 24 miliardi di euro, portando la spesa oggi a carico dello Stato da 63,9 miliardi di euro (l’ammontare delle detrazioni a carico dello Stato) a 39,7 miliardi di euro.

A tutto questo si aggiunge il livello di abbattimento della spesa pubblica tramite il gettito fiscale. Il Centro Studi CNI stima che la spesa finora totalizzata per Super ecobonus 110% abbia attivato un gettito di almeno 24 miliardi di euro, ridimensionando la spesa effettiva a carico dello Stato, e quindi il disavanzo, a 39,7 miliardi di euro, che ripartiti, per motivi di comodità, su 5 anni generano un disavanzo di circa 8 miliardi l’anno; un costo sicuramente da non sottovalutare ma che andrebbe soppesato con gli obiettivi ed i benefici che lo Stato intende raggiungere, ovvero quello del risparmio energetico e del risanamento degli edifici. Andrebbe anche aggiunto che se considerassimo il gettito fiscale derivante dall’intera produzione totale attivata dal sistema dei Super ecobonus, il costo effettivo dello Stato per interventi di efficientamento energetico al 110% si abbatterebbe considerevolmente, passando dai 63,9 miliardi di euro fino ad oggi contabilizzati a circa 18 miliardi di euro, che ripartiti in 5 quote annuali sarebbero pari a 3,7 miliardi di euro

Il Presidente del CNI, Angelo Domenico Perrini, ha commentato così le valutazioni del Centro Studi. “Per comprendere se i Superbonus siano stati efficaci o meno – ha affermato – è necessaria una analisi sistemica di indicatori di natura diversa che vadano ben oltre i puri aspetti contabili. Prima di decidere se la spesa per l’efficientamento energetico degli edifici sia da considerare eccessiva, dovremmo capire in che contesto ci troviamo e che impiatti economici e sociali vengono generati da un investimento pubblico. Come dimostra il nostro Centro Studi, se è vero che è stato totalizzato un costo consistente a carico dello Stato, è altrettanto vero che gli effetti indotti da questa misura non sono irrilevanti e devono essere presi in considerazione per valutare l’efficacia sociale di questa spesa pubblica. Chiediamo al Governo di non “liquidare” il Super bonus come spesa eccessiva, perché dietro quella spesa vi sono meccanismi di crescita finora non sufficientemente presi in considerazione.

“Se gli interventi massivi di riqualificazione energetica di un patrimonio vetusto e inefficiente, come quello italiano non hanno alcun senso per il Governo, allora è vero che gli investimenti in Super bonus avrebbero potuti essere utilizzati diversamente. Se però consideriamo la grave crisi energetica in cui ci troviamo oggi e gli obiettivi di risparmio energetico che l’Italia deve raggiungere entro il 2030, allora il quadro cambia radicalmente ed i Superbonus non possono più essere derubricati a spesa quasi inutile. Per questo ribadiamo al Governo l’opportunità di istituire un Tavolo tecnico che rapidamente riformuli i meccanismi dei Superbonus, rendendoli meno onerosi per lo Stato, garantendo una maggiore collaborazione tra pubblico e privato, non dimenticando che una parte dell’intervento pubblico si ripaga attraverso molteplici risorse attivate nel sistema economico. Il CNI concorda con la decisione del Governo di abbassare il livello di detrazione dei Super bonus al 90% ma questo deve essere solo il primo passo per una revisione organica della materia che porti questa tipologia di bonus ad essere operativi nel lungo periodo”.

Per ulteriori dettagli relativi ai dati elaborati dal Centro Studi CNI, completi di grafici di riferimento, rimandiamo all’approfondimento pubblicato su www.affaritecnici.it e raggiungibile al link: https://www.affaritecnici.it/approfondimenti/816-super-ecobonus-110-bilancio-di-due-anni-tracrescita-e-risparmio-energetico.html